Inedito Corona. Nasce due volte e inizia da terzino. E a 33 anni il tatuaggio di Gesù 0 by Pianeta Messina in Cat.5 — 28 Mag, 2014 La torta è in frigo, è il regalo di un tifoso. La taglierà oggi, perchè in realtà Giorgio Corona è nato il 16 maggio del 1974, a Palermo, anche se sulla carta d’identità e all’Anagrafe c’è scritto (per un errore) 15 maggio. Ieri, quindi, il compleanno “ufficiale”. Oggi, invece, quello vero. Ma di cose curiose e importanti nella vita di Re Giorgio calciatore e uomo ne sono successe tante. Partiamo dai suoi primi passi in calzoncini e scarpini. “Ho iniziato in Terza Categoria – ci racconta Re Giorgio – avevo 18 anni e giocavo nel Borgonovo. Ma facevo il libero, cioè il difensore centrale, però mi staccavo spesso in avanti. Il mio allenatore Vaccaro mi diceva sempre di andare avanti quando stavamo perdendo. Con la mia prima squadra ho vinto due campionati, arrivando in Prima Categoria”. – E poi, cosa è successo? “Sono partito per il militare a Civitavecchia. Quando ho finito l’obbligo di leva sono passato al Cinisi, in Seconda Categoria, vincendo due campionati. Lì ho ritrovato, in Prima Categoria, Vaccaro che prima mi ha fatto fare il centrocampista e poi mi ha detto che dovevo giocare in avanti. Da quel momento è iniziata la mia carriera di attaccante”. – Ed è per questo che ancora oggi ti piace scorazzare in tutte le parti del campo? Hai fatto il difensore, il centrocampista, cioè sei sempre stato un attaccante atipico. “E’ una cosa che mi viene naturale. In ogni parte del campo mi trovo a mio agio. Mi piace sempre dare una mano alla squadra”. – Però, come mai nonostante la tua stazza, non hai il colpo di testa in area di rigore? “E’ una cosa strana, ci credo poco, non è una mia caratteristica. Preferisco stoppare il pallone e metterlo a terra per tirare. L’importante è segnare, ma il colpo di testa non è il mio forte”. – Senti Giorgio, ora che hai deciso di continuare, c’è stato invece un momento in cui avevi pensato di smettere? “Sì, è stato dopo i play off contro il Cosenza. Abbiamo perso 3-0 dopo aver vinto a Battipaglia. Era il Messina guidato da Manfredi con Bertoni in panchina. Poi ci ho ripensato con l’arrivo di Ferrigno. Conoscendolo sapevo che dovevo mantenere la mia promessa, cioè arrivare con il Messina nei professionisti”. – Con lui hai un rapporto speciale? “Siamo amici fuori dal campo, però quando lavoriamo lo chiamo direttore. Lui si prende pochi meriti in questo Messina perchè ha un carattere molto riservato come il mio. Però Ferrigno merita un plauso per tutto quello che sta facendo per il Messina”. – Ci spieghi come si fa ad arrivare a 40 anni scorazzando ad alti livelli in calzoncini e maglietta? “E’ una questione fisica, ma soprattutto mentale. Se stai bene dentro, se sei sereno e ti diverti ancora a fare questo mestiere, l’età anagrafica conta poco. Bisogna gestire bene i momenti della tua carriera e in questo senso è stata fondamentale la mia famiglia. In particolare mia moglie che mi ha trasmesso la necessaria tranquillità. Lei è come me, è una persona semplice. Oggi, comunque, ringrazio anche per gli auguri ricevuti tutti i miei amici, i tifosi, i miei compagni di squadra e Alessandro Parisi per ciò che ha scritto nella sua lettera che avete pubblicato”. – Una famiglia così importante per te da dedicargli un tatuaggio… “Sì, è nascosto sulla spalla. C’è il sole che sono io, la luna mia moglie e tre stelle che rappresentano i miei figli. Di tatuaggi ne ho un altro nel polpaccio, mentre sul braccio sinistro ho l’immagine di Gesù. L’ho fatto fare quando ho compiuto 33 anni”. – Sei quindi molto religioso. E se senti qualche giocatore in campo bestemmiare? “Se mi trovo vicino gli dico che non si fa, che non ha senso. Mi è capitato lo scorso campionato anche con un compagno di squadra”. – E loro che ti hanno risposto? “Niente, è bastato uno sguardo. Forse hanno capito”. – Chiudiamo con la finalissima di domenica. Che sapore ha per te questa Supercoppa? “Ho già vinto due Coppe Italia di Serie C con il Brindisi e la Juve Stabia. Quindi, conoscendo il detto… ora manca la terza. Dico solo che domenica la Curva Sud deve darci una grossa mano, il Bassano dovrà tremare quando scende in campo. Il resto lo faremo noi, siamo carichi e sappiamo che possiamo farcela”. PIANETA MESSINA Share